La storia accelera. Fino a ieri la massima attenzione era sulla creazione dell'euro. Ora c'è, nel bene e nel male, e nessuna nazione può tornare indietro. Nonostante l'assenza di istituzioni politiche veramente "europee" e tutti i problemi eurogestionali ancora irrisolti, il nuovo fatto crea comunque abbastanza "Europa" per porre immediatamente il problema di quali relazioni avrà con il resto del mondo, in particolare con gli Stati Uniti.

Sarà cooperazione o competizione? Il chiederselo non é cosa peregrina. In Francia sia Chirac, presidente neogollista, che Jospin, primo ministro socialista, hanno presentato all'opinione pubblica un'idea di Europa più unita per contrastare meglio il potere geopolitico e culturale americano (Chirac) e gli eccessi liberisti, anglofoni, della globalizzazione competitiva (Jospin, che ha anche aggiunto che l'euro deve essere uno strumento di difesa del "socialismo delle tutele"). La Germania è più silenziosa in materia. Ma solo perché il suo interesse nazionale di espansione verso Est rende necessario un perfetto allineamento con la NATO, cioé con Washington. In realtà gli umori politici sono fortemente orientati ad una liberazione dal giogo geopolitico statunitense. Particolare piccante, alcuni scenari strategici prodotti da "think tank" tedeschi (non-governativi, per altro) ammettono che fino al 2015 la Germania e gli europei non avranno la possibilità di difendersi da soli e dovranno per forza dipendere dalla NATO. Ma perché 2015? Dopo di allora, cominciando adesso gli investimenti adeguati, sarebbe possibile avere tecnologie militari sufficienti per diventare indipendenti ed agire liberamente come potenza globale.

Dobbiamo preoccuparci di un nuovo bipolarismo competitivo tra europei ed americani? Direi di no, per lo meno non oltre misura. Un conflitto economico tra le due sponde dell'Atlantico non é possibile perché sarebbe contrastato dagli stessi attori economici. La Mercedes si sta fondendo con la Chrysler di Detroit. Dubito che il nuovo consiglio di amministrazione integrato, che muoverà più denari di uno Stato di medio-piccole dimensioni, gradirebbe una guerra doganale tra i due continenti o peggio. Soprattutto gli americani non sembrano, per ora, temere gli europei. L'euro viene visto bene anche se farà diminuire le riserve in dollari possedute nel mondo. Perché? Ridurrà la fatica del dollaro come unica moneta di riferimento globale, senza per altro sostituirlo. Soprattuto l'euromercato unico viene visto golosamente dai colossi finanziari ed industriali statunitensi. Più monetariamente stabile ed integrato, sarà sempre di più un bel boccone per chi é più grande, efficiente e tecnologicamente avanzato. Difficile che il potere economico statunitense veda male l'Europa. Proprio per questo l'unico vero rischio é che le imprese europee che non possono resistere alla concorrenza americana facciano pressioni per alzare barriere protettivie. E questo potrebbe essere causa di conflitti. Tuttavia il problema appare limitato a pochi settori, pur importanti, ma non a tutti. Soprattutto é un problema superato dal fatto che la vera sfida competitiva riguarda lo scenario globale, in cui il dominio commerciale dell'Asia é il punto più importante. E le imprese e banche americane ed europee hanno la necessità di fondersi tra loro per reggere la nuova scala del mercato più che di chiedere ai rispettivi governi misure che danneggino l'uno o l'altro. In sintesi, la nuova realtà geo-economica supera di fatto vecchi concetti protezionisti.

Si tratta solo di metterla su carta affinché i residui di europeismo antagonista (in particolare francesi) e di americanismo imperial-isolazionista (per esempio il movimento di Ross Perot e quello dell'estrema destra repubblicana) non facciano perdere tempo e soldi. La Commisione Europea auspica e prevede la formazione di un'area transatlantica di cooperazione e libero scambio entro il 2010. Trovo questa data troppo prudente. La storia corre e l'alleanza tra le due sponde dell'Atlantico (estesa anche a quella sudamericana) potrebbe e dovrebbe essere formalizzata molto prima. E' importante che si formi un'opinione pubblica su questa materia anche nell'Italia ancora ansimante per l'eurocorsa. In realtà l'euro é stata solo una prima tappa e la seconda, la formazione di mercato atlantico - più rilevante per l'economia reale del solo euromercato- é già in vista.

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Sarà cooperazione o competizione? Il chiederselo non é cosa peregrina. In Francia sia Chirac, presidente neogollista, che Jospin, primo ministro socialista, hanno presentato all'opinione pubblica un'idea di Europa più unita per contrastare meglio il potere geopolitico e culturale americano (Chirac) e gli eccessi liberisti, anglofoni, della globalizzazione competitiva (Jospin, che ha anche aggiunto che l'euro deve essere uno strumento di difesa del "socialismo delle tutele"). La Germania è più silenziosa in materia. Ma solo perché il suo interesse nazionale di espansione verso Est rende necessario un perfetto allineamento con la NATO, cioé con Washington. In realtà gli umori politici sono fortemente orientati ad una liberazione dal giogo geopolitico statunitense. Particolare piccante, alcuni scenari strategici prodotti da "think tank" tedeschi (non-governativi, per altro) ammettono che fino al 2015 la Germania e gli europei non avranno la possibilità di difendersi da soli e dovranno per forza dipendere dalla NATO. Ma perché 2015? Dopo di allora, cominciando adesso gli investimenti adeguati, sarebbe possibile avere tecnologie militari sufficienti per diventare indipendenti ed agire liberamente come potenza globale.

Dobbiamo preoccuparci di un nuovo bipolarismo competitivo tra europei ed americani? Direi di no, per lo meno non oltre misura. Un conflitto economico tra le due sponde dell'Atlantico non é possibile perché sarebbe contrastato dagli stessi attori economici. La Mercedes si sta fondendo con la Chrysler di Detroit. Dubito che il nuovo consiglio di amministrazione integrato, che muoverà più denari di uno Stato di medio-piccole dimensioni, gradirebbe una guerra doganale tra i due continenti o peggio. Soprattutto gli americani non sembrano, per ora, temere gli europei. L'euro viene visto bene anche se farà diminuire le riserve in dollari possedute nel mondo. Perché? Ridurrà la fatica del dollaro come unica moneta di riferimento globale, senza per altro sostituirlo. Soprattuto l'euromercato unico viene visto golosamente dai colossi finanziari ed industriali statunitensi. Più monetariamente stabile ed integrato, sarà sempre di più un bel boccone per chi é più grande, efficiente e tecnologicamente avanzato. Difficile che il potere economico statunitense veda male l'Europa. Proprio per questo l'unico vero rischio é che le imprese europee che non possono resistere alla concorrenza americana facciano pressioni per alzare barriere protettivie. E questo potrebbe essere causa di conflitti. Tuttavia il problema appare limitato a pochi settori, pur importanti, ma non a tutti. Soprattutto é un problema superato dal fatto che la vera sfida competitiva riguarda lo scenario globale, in cui il dominio commerciale dell'Asia é il punto più importante. E le imprese e banche americane ed europee hanno la necessità di fondersi tra loro per reggere la nuova scala del mercato più che di chiedere ai rispettivi governi misure che danneggino l'uno o l'altro. In sintesi, la nuova realtà geo-economica supera di fatto vecchi concetti protezionisti.

Si tratta solo di metterla su carta affinché i residui di europeismo antagonista (in particolare francesi) e di americanismo imperial-isolazionista (per esempio il movimento di Ross Perot e quello dell'estrema destra repubblicana) non facciano perdere tempo e soldi. La Commisione Europea auspica e prevede la formazione di un'area transatlantica di cooperazione e libero scambio entro il 2010. Trovo questa data troppo prudente. La storia corre e l'alleanza tra le due sponde dell'Atlantico (estesa anche a quella sudamericana) potrebbe e dovrebbe essere formalizzata molto prima. E' importante che si formi un'opinione pubblica su questa materia anche nell'Italia ancora ansimante per l'eurocorsa. In realtà l'euro é stata solo una prima tappa e la seconda, la formazione di mercato atlantico - più rilevante per l'economia reale del solo euromercato- é già in vista.

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Sarà cooperazione o competizione? Il chiederselo non é cosa peregrina. In Francia sia Chirac, presidente neogollista, che Jospin, primo ministro socialista, hanno presentato all'opinione pubblica un'idea di Europa più unita per contrastare meglio il potere geopolitico e culturale americano (Chirac) e gli eccessi liberisti, anglofoni, della globalizzazione competitiva (Jospin, che ha anche aggiunto che l'euro deve essere uno strumento di difesa del "socialismo delle tutele"). La Germania è più silenziosa in materia. Ma solo perché il suo interesse nazionale di espansione verso Est rende necessario un perfetto allineamento con la NATO, cioé con Washington. In realtà gli umori politici sono fortemente orientati ad una liberazione dal giogo geopolitico statunitense. Particolare piccante, alcuni scenari strategici prodotti da "think tank" tedeschi (non-governativi, per altro) ammettono che fino al 2015 la Germania e gli europei non avranno la possibilità di difendersi da soli e dovranno per forza dipendere dalla NATO. Ma perché 2015? Dopo di allora, cominciando adesso gli investimenti adeguati, sarebbe possibile avere tecnologie militari sufficienti per diventare indipendenti ed agire liberamente come potenza globale.

Dobbiamo preoccuparci di un nuovo bipolarismo competitivo tra europei ed americani? Direi di no, per lo meno non oltre misura. Un conflitto economico tra le due sponde dell'Atlantico non é possibile perché sarebbe contrastato dagli stessi attori economici. La Mercedes si sta fondendo con la Chrysler di Detroit. Dubito che il nuovo consiglio di amministrazione integrato, che muoverà più denari di uno Stato di medio-piccole dimensioni, gradirebbe una guerra doganale tra i due continenti o peggio. Soprattutto gli americani non sembrano, per ora, temere gli europei. L'euro viene visto bene anche se farà diminuire le riserve in dollari possedute nel mondo. Perché? Ridurrà la fatica del dollaro come unica moneta di riferimento globale, senza per altro sostituirlo. Soprattuto l'euromercato unico viene visto golosamente dai colossi finanziari ed industriali statunitensi. Più monetariamente stabile ed integrato, sarà sempre di più un bel boccone per chi é più grande, efficiente e tecnologicamente avanzato. Difficile che il potere economico statunitense veda male l'Europa. Proprio per questo l'unico vero rischio é che le imprese europee che non possono resistere alla concorrenza americana facciano pressioni per alzare barriere protettivie. E questo potrebbe essere causa di conflitti. Tuttavia il problema appare limitato a pochi settori, pur importanti, ma non a tutti. Soprattutto é un problema superato dal fatto che la vera sfida competitiva riguarda lo scenario globale, in cui il dominio commerciale dell'Asia é il punto più importante. E le imprese e banche americane ed europee hanno la necessità di fondersi tra loro per reggere la nuova scala del mercato più che di chiedere ai rispettivi governi misure che danneggino l'uno o l'altro. In sintesi, la nuova realtà geo-economica supera di fatto vecchi concetti protezionisti.

Si tratta solo di metterla su carta affinché i residui di europeismo antagonista (in particolare francesi) e di americanismo imperial-isolazionista (per esempio il movimento di Ross Perot e quello dell'estrema destra repubblicana) non facciano perdere tempo e soldi. La Commisione Europea auspica e prevede la formazione di un'area transatlantica di cooperazione e libero scambio entro il 2010. Trovo questa data troppo prudente. La storia corre e l'alleanza tra le due sponde dell'Atlantico (estesa anche a quella sudamericana) potrebbe e dovrebbe essere formalizzata molto prima. E' importante che si formi un'opinione pubblica su questa materia anche nell'Italia ancora ansimante per l'eurocorsa. In realtà l'euro é stata solo una prima tappa e la seconda, la formazione di mercato atlantico - più rilevante per l'economia reale del solo euromercato- é già in vista.

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Carlo A. Pelanda
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L' Arena

1998-5-7

7/5/1998

Appena fatta l'Europa già bisogna andare oltre

La storia accelera. Fino a ieri la massima attenzione era sulla creazione dell'euro. Ora c'è, nel bene e nel male, e nessuna nazione può tornare indietro. Nonostante l'assenza di istituzioni politiche veramente "europee" e tutti i problemi eurogestionali ancora irrisolti, il nuovo fatto crea comunque abbastanza "Europa" per porre immediatamente il problema di quali relazioni avrà con il resto del mondo, in particolare con gli Stati Uniti.

Sarà cooperazione o competizione? Il chiederselo non é cosa peregrina. In Francia sia Chirac, presidente neogollista, che Jospin, primo ministro socialista, hanno presentato all'opinione pubblica un'idea di Europa più unita per contrastare meglio il potere geopolitico e culturale americano (Chirac) e gli eccessi liberisti, anglofoni, della globalizzazione competitiva (Jospin, che ha anche aggiunto che l'euro deve essere uno strumento di difesa del "socialismo delle tutele"). La Germania è più silenziosa in materia. Ma solo perché il suo interesse nazionale di espansione verso Est rende necessario un perfetto allineamento con la NATO, cioé con Washington. In realtà gli umori politici sono fortemente orientati ad una liberazione dal giogo geopolitico statunitense. Particolare piccante, alcuni scenari strategici prodotti da "think tank" tedeschi (non-governativi, per altro) ammettono che fino al 2015 la Germania e gli europei non avranno la possibilità di difendersi da soli e dovranno per forza dipendere dalla NATO. Ma perché 2015? Dopo di allora, cominciando adesso gli investimenti adeguati, sarebbe possibile avere tecnologie militari sufficienti per diventare indipendenti ed agire liberamente come potenza globale.

Dobbiamo preoccuparci di un nuovo bipolarismo competitivo tra europei ed americani? Direi di no, per lo meno non oltre misura. Un conflitto economico tra le due sponde dell'Atlantico non é possibile perché sarebbe contrastato dagli stessi attori economici. La Mercedes si sta fondendo con la Chrysler di Detroit. Dubito che il nuovo consiglio di amministrazione integrato, che muoverà più denari di uno Stato di medio-piccole dimensioni, gradirebbe una guerra doganale tra i due continenti o peggio. Soprattutto gli americani non sembrano, per ora, temere gli europei. L'euro viene visto bene anche se farà diminuire le riserve in dollari possedute nel mondo. Perché? Ridurrà la fatica del dollaro come unica moneta di riferimento globale, senza per altro sostituirlo. Soprattuto l'euromercato unico viene visto golosamente dai colossi finanziari ed industriali statunitensi. Più monetariamente stabile ed integrato, sarà sempre di più un bel boccone per chi é più grande, efficiente e tecnologicamente avanzato. Difficile che il potere economico statunitense veda male l'Europa. Proprio per questo l'unico vero rischio é che le imprese europee che non possono resistere alla concorrenza americana facciano pressioni per alzare barriere protettivie. E questo potrebbe essere causa di conflitti. Tuttavia il problema appare limitato a pochi settori, pur importanti, ma non a tutti. Soprattutto é un problema superato dal fatto che la vera sfida competitiva riguarda lo scenario globale, in cui il dominio commerciale dell'Asia é il punto più importante. E le imprese e banche americane ed europee hanno la necessità di fondersi tra loro per reggere la nuova scala del mercato più che di chiedere ai rispettivi governi misure che danneggino l'uno o l'altro. In sintesi, la nuova realtà geo-economica supera di fatto vecchi concetti protezionisti.

Si tratta solo di metterla su carta affinché i residui di europeismo antagonista (in particolare francesi) e di americanismo imperial-isolazionista (per esempio il movimento di Ross Perot e quello dell'estrema destra repubblicana) non facciano perdere tempo e soldi. La Commisione Europea auspica e prevede la formazione di un'area transatlantica di cooperazione e libero scambio entro il 2010. Trovo questa data troppo prudente. La storia corre e l'alleanza tra le due sponde dell'Atlantico (estesa anche a quella sudamericana) potrebbe e dovrebbe essere formalizzata molto prima. E' importante che si formi un'opinione pubblica su questa materia anche nell'Italia ancora ansimante per l'eurocorsa. In realtà l'euro é stata solo una prima tappa e la seconda, la formazione di mercato atlantico - più rilevante per l'economia reale del solo euromercato- é già in vista.

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