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Carlo A. Pelanda
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L' Arena

1998-8-9

9/8/1998

Il malgoverno urbano e delle infrastrutture produce costi e danni insopportabili

Nei momenti di picco il sistema viario del nordest va completamente in tilt. Sabato 8 agosto, casello di Mestre, quasi sei ore di fila sotto il sole. Ogni giorno dell'anno é una tortura sia parcheggiare in città come Vicenza o Verona, prive di un numero adeguato di parcheggi sotterranei. Quotidianamente é un inferno circolare nelle aree provinciali di queste aree, ed altre come quelle di Brescia, Treviso e Mantova, ad alta intensità di insediamenti industriali. Strade strette, file, frenate improvvise, tempi di percorrenza lunghissimi. Un giorno, bloccato da un'ora in una strada intasata a sud di Vicenza mi sono chiesto come sarebbe arrivata fin lì un'ambulanza in caso di incidente grave. Non sarebbe arrivata, non c'era spazio neanche per una moto. Il commento dell'automobilista bloccato accanto: incrociamo le dita. Rassegnazione.
E perché dovremmo continuare a rassegnarci? Forse perché quella del traffico non é questione nobile come la grande politica? Invece é questione tra le principali. I costi delle imprese aumentano a dismisura se fuori dal cancello della fabbrica non c'é un sistema viario che funzioni. Il valore turistico dei centri storici delle splendide città venete diminuisce per la difficoltà di accedervi e per la contaminazione prodotta dalle auto accatastate dappertutto. Trasporto pubblico in condizioni da terzo mondo. Il rischio di incidenti é elevatissimo nelle autostrade sottodimensionate. Il costo economico di queste disfunzioni, se qualcuno lo valutasse in dettaglio, sarebbe certamente altissimo. Ricchezza perduta.
E' la politica responsabile di questo stato di cose? Certamente. C'é una tradizione di disinteresse per le questioni concrete. E' una politica che pensa al giorno per giorno, al piccolo cabotaggio, che, in particolare, non sa fare, delegandola propriamente, programmazione. Per esempio, circa dieci anni fa é stata fatta la terza corsia sull'autostrada Venezia-Milano. Enormi lavori. Ma non hanno pensato di farne quattro o cinque. Eppure già allora la previsione di aumento di traffico nel futuro era la più probabile. Quando hanno rifatto tutti i ponti sull'autostrada potevano almeno pensare a progettarli per il caso di ulteriore allargamento. Invece no. Se si vuole oggi una quarta o quinta corsia bisogna ributtare giù tutto. Figurarsi i costi. Un disastro di incompetenza pianificatrice. A cui va aggiunto quello di non aver correlato il trend di sviluppo industriale dell'area veneta e lombarda con la crescente domanda di infrastrutture. Ma cosa ci stanno a fare questi politici? Appunto, passano il tempo nelle beghe di potere, il mestiere di amministratore tecnicamente preparato e un sovrappiù. Questa critica va ridotta per i politici locali in quanto l'assenza di un ordinamento federale non da loro poteri e portafoglio sufficienti per poter operare. Ma la critica va solo dimezzata, non cancellata.
Infatti, a livello di politica locale, é impressionante l'incapacità di trovare soluzioni tecnologicamente avanzate. Per esempio, non c'é la più pallida idea di come usare il sottosuolo delle città. Posteggi sotterranei, in alcuni casi metropolitane urbane collegate alla rete feroviaria. Aggiungete che smuovendo il sottosuolo sarebbe possibile cogliere l'opportunità per avviare a costi ridotti il teleriscaldamento (tubi che arrivano in ogni casa da un'unica centrale di termica) in buona parte delle città. E questo ridurrebbe di un quarto i costi termici nonché di dieci volte l'inquinamento. Quest'ultimo sarebbe ulteriormente ridotto da un minor traffico nei centri storici la cui ristrettezza e concentrazione di veicoli aumenta la stagnazione dei gas. E non si cercano queste soluzioni perché si da per scontato che sia impossibile usare il sottosuolo a causa del substrato archeologico e del problema di non compromettere le delicate fondamenta dei vecchi sistemi urbani. Tale posizione é tecnicamente inconsistente. Nuove tecnologie permettono questo e ben altro senza scassare il pregresso. Le autorità di difesa dei beni culturali ed archeologici potrebbero essere riassicurate. Ma chi ha esplorato queste nuove tecnologie e, in generale, le nuove metodologie della programmazione territoriale? Nessuno, tanto la gente si rassegna. Questo il punto che deve cambiare.

(c) 1998 Carlo Pelanda
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