Secondo, la maggioranza dei cittadini tedeschi é ormai del tutto contraria all'abbandono del marco. Potrà esprimere questo orientamento solo nell'autunno 1998, quando ci saranno le elezioni politiche. Ma esso é anticipato da un numero crescente di leader politici e, soprattutto, dalla Bundesbank. Questa, in realtà, mai ha smesso di lavorare contro l'euromoneta. La malizia della Bundesbank é stata quella di rifiutare la metodologia di realizzazione "flessibile" dell'euromoneta e di imporre il pricipio che l'euro avrebbe dovuto essere una fotocopia del marco. Tale posizione é del tutto immotivata sul piano oggettivo in quanto una moneta può essere molto stabile senza necessariamente dover essere gestita in modo così ossessivamente restrittivo come la Bundesbank fa con il marco. Ed infatti il dominio tedesco del metodo euromonetario é stato, semplicemente, un modo per rendere infattibile l'euro. Ma la Bundesbank non ha agito solo come una potente corporazione di potere. In realtà rappresenta l'anima del cittadino tedesco, tra l'altro formalizzata in un principio costituzionale, unico al mondo e superspecifico, che impone la stabilità monetaria assoluta. E questo é quello che conta. Di fatto gli elettori tedeschi non vogliono l'euro e più la politica glielo impone più essi si sentono rappresentati dalla Bundesbank stessa creando i presupposti per la rimozione di Kohl. E' fallito, infatti, il suo piano di europeizzazione della Germania bilanciato da una germanizzazione monetaria dell'Europa. La seconda non é fattibile e, quindi, la prima é inaccettabile per i tedeschi.
Sarebbe molto pericoloso proseguire l'agenda euromonetaria senza tener conto dei due fatti citati. Risulterebbe realizzabile solo a prezzi inaccettabili, con il rischio che salti tutto dopo l'avvio. E' prudente, quindi, rinviare l'appuntamento euromonetario fino a quando si saranno verificate due condizioni: (a) il consenso dell'elettorato tedesco alla sostituzione del marco con l'euro; (b) la riforma degli Stati sociali europei per renderli, almeno, sostenibili. Quando? Il rinvio é già nei fatti. Ma le parole dei politici, ufficialmente, lo negano. E' vero, c'é un problema di salvafaccia. Ma già molti pensano che si risolverà nel seguente modo. Tra un anno é probabile che non ci saranno più gli attori politici che hanno giurato solennemente sull'agenda di Maastricht. Chirac é già prigioniero di Jospin che ha una diversa posizione sull'Europa. Se Kohl perderà le elezioni o si dimetterà prima, quelli che verranno dopo avranno meno problemi per lo slittamento. Il rinvio, di per se, non sarà mai in realtà un problema per il mercato fino a che questo percepirà che comunque l'eurocosa verrà fatta. Inoltre, se il risanamento continua negli Stati, non si vede perché i mercati dovrebbero innervosirsi. Ma l'eurodilemma continua perché in ogni caso il rinvio non potrebbe superare i due o tre anni, pena la perdita di credibilità di tutto l'eurodisegno. E non si vede, qui il punto, come in tale arco di tempo si possano risolvere i problemi detti sopra. Lo scenario resta ambiguo. L'unica cosa certa é che l'Italia dovrà risanarsi senza poter sperare in alcun aiuto esterno. Preparatevi.

" /> Secondo, la maggioranza dei cittadini tedeschi é ormai del tutto contraria all'abbandono del marco. Potrà esprimere questo orientamento solo nell'autunno 1998, quando ci saranno le elezioni politiche. Ma esso é anticipato da un numero crescente di leader politici e, soprattutto, dalla Bundesbank. Questa, in realtà, mai ha smesso di lavorare contro l'euromoneta. La malizia della Bundesbank é stata quella di rifiutare la metodologia di realizzazione "flessibile" dell'euromoneta e di imporre il pricipio che l'euro avrebbe dovuto essere una fotocopia del marco. Tale posizione é del tutto immotivata sul piano oggettivo in quanto una moneta può essere molto stabile senza necessariamente dover essere gestita in modo così ossessivamente restrittivo come la Bundesbank fa con il marco. Ed infatti il dominio tedesco del metodo euromonetario é stato, semplicemente, un modo per rendere infattibile l'euro. Ma la Bundesbank non ha agito solo come una potente corporazione di potere. In realtà rappresenta l'anima del cittadino tedesco, tra l'altro formalizzata in un principio costituzionale, unico al mondo e superspecifico, che impone la stabilità monetaria assoluta. E questo é quello che conta. Di fatto gli elettori tedeschi non vogliono l'euro e più la politica glielo impone più essi si sentono rappresentati dalla Bundesbank stessa creando i presupposti per la rimozione di Kohl. E' fallito, infatti, il suo piano di europeizzazione della Germania bilanciato da una germanizzazione monetaria dell'Europa. La seconda non é fattibile e, quindi, la prima é inaccettabile per i tedeschi.
Sarebbe molto pericoloso proseguire l'agenda euromonetaria senza tener conto dei due fatti citati. Risulterebbe realizzabile solo a prezzi inaccettabili, con il rischio che salti tutto dopo l'avvio. E' prudente, quindi, rinviare l'appuntamento euromonetario fino a quando si saranno verificate due condizioni: (a) il consenso dell'elettorato tedesco alla sostituzione del marco con l'euro; (b) la riforma degli Stati sociali europei per renderli, almeno, sostenibili. Quando? Il rinvio é già nei fatti. Ma le parole dei politici, ufficialmente, lo negano. E' vero, c'é un problema di salvafaccia. Ma già molti pensano che si risolverà nel seguente modo. Tra un anno é probabile che non ci saranno più gli attori politici che hanno giurato solennemente sull'agenda di Maastricht. Chirac é già prigioniero di Jospin che ha una diversa posizione sull'Europa. Se Kohl perderà le elezioni o si dimetterà prima, quelli che verranno dopo avranno meno problemi per lo slittamento. Il rinvio, di per se, non sarà mai in realtà un problema per il mercato fino a che questo percepirà che comunque l'eurocosa verrà fatta. Inoltre, se il risanamento continua negli Stati, non si vede perché i mercati dovrebbero innervosirsi. Ma l'eurodilemma continua perché in ogni caso il rinvio non potrebbe superare i due o tre anni, pena la perdita di credibilità di tutto l'eurodisegno. E non si vede, qui il punto, come in tale arco di tempo si possano risolvere i problemi detti sopra. Lo scenario resta ambiguo. L'unica cosa certa é che l'Italia dovrà risanarsi senza poter sperare in alcun aiuto esterno. Preparatevi.

"/> Secondo, la maggioranza dei cittadini tedeschi é ormai del tutto contraria all'abbandono del marco. Potrà esprimere questo orientamento solo nell'autunno 1998, quando ci saranno le elezioni politiche. Ma esso é anticipato da un numero crescente di leader politici e, soprattutto, dalla Bundesbank. Questa, in realtà, mai ha smesso di lavorare contro l'euromoneta. La malizia della Bundesbank é stata quella di rifiutare la metodologia di realizzazione "flessibile" dell'euromoneta e di imporre il pricipio che l'euro avrebbe dovuto essere una fotocopia del marco. Tale posizione é del tutto immotivata sul piano oggettivo in quanto una moneta può essere molto stabile senza necessariamente dover essere gestita in modo così ossessivamente restrittivo come la Bundesbank fa con il marco. Ed infatti il dominio tedesco del metodo euromonetario é stato, semplicemente, un modo per rendere infattibile l'euro. Ma la Bundesbank non ha agito solo come una potente corporazione di potere. In realtà rappresenta l'anima del cittadino tedesco, tra l'altro formalizzata in un principio costituzionale, unico al mondo e superspecifico, che impone la stabilità monetaria assoluta. E questo é quello che conta. Di fatto gli elettori tedeschi non vogliono l'euro e più la politica glielo impone più essi si sentono rappresentati dalla Bundesbank stessa creando i presupposti per la rimozione di Kohl. E' fallito, infatti, il suo piano di europeizzazione della Germania bilanciato da una germanizzazione monetaria dell'Europa. La seconda non é fattibile e, quindi, la prima é inaccettabile per i tedeschi.
Sarebbe molto pericoloso proseguire l'agenda euromonetaria senza tener conto dei due fatti citati. Risulterebbe realizzabile solo a prezzi inaccettabili, con il rischio che salti tutto dopo l'avvio. E' prudente, quindi, rinviare l'appuntamento euromonetario fino a quando si saranno verificate due condizioni: (a) il consenso dell'elettorato tedesco alla sostituzione del marco con l'euro; (b) la riforma degli Stati sociali europei per renderli, almeno, sostenibili. Quando? Il rinvio é già nei fatti. Ma le parole dei politici, ufficialmente, lo negano. E' vero, c'é un problema di salvafaccia. Ma già molti pensano che si risolverà nel seguente modo. Tra un anno é probabile che non ci saranno più gli attori politici che hanno giurato solennemente sull'agenda di Maastricht. Chirac é già prigioniero di Jospin che ha una diversa posizione sull'Europa. Se Kohl perderà le elezioni o si dimetterà prima, quelli che verranno dopo avranno meno problemi per lo slittamento. Il rinvio, di per se, non sarà mai in realtà un problema per il mercato fino a che questo percepirà che comunque l'eurocosa verrà fatta. Inoltre, se il risanamento continua negli Stati, non si vede perché i mercati dovrebbero innervosirsi. Ma l'eurodilemma continua perché in ogni caso il rinvio non potrebbe superare i due o tre anni, pena la perdita di credibilità di tutto l'eurodisegno. E non si vede, qui il punto, come in tale arco di tempo si possano risolvere i problemi detti sopra. Lo scenario resta ambiguo. L'unica cosa certa é che l'Italia dovrà risanarsi senza poter sperare in alcun aiuto esterno. Preparatevi.

" />



 ENGLISH VERSION


 VITA
  Biografia    Gallery     Interviste    Premi     CPTV

 PUBBLICAZIONI

  Libri    Saggi    Ricerche
  Articoli dal 1998

 LETTERE

  Scrivi a CP
  Leggi le lettere    Archivio

 CERCA


Carlo A. Pelanda
menu
fb Tw g+ print

L' Arena

1997-6-13

13/6/1997

L’eurodilemma

Il progetto di unione monetaria, di per se tecnicamente inconsistente, è diventato anche politicamente infattibile. Ma deve essere realizzato lo stesso E' andato troppo avanti per poter essere cancellato senza conseguenze devastanti. Vedrete, infatti, che nell'eurosummit di Amsterdam tutto sembrerà procedere bene verso l'euromoneta. Ma in realtà è sempre più chiara la irrisolvibilità delll'eurodilemma. Vediamone i due punti pricipali.
Primo, chi ha steso il trattato di Maastricht non si era accorto, nel 1991 e 92, che la crisi dello Stato sociale di tipo europeo fosse così dirompente da comportarne l'insostenibilità del modello. Oggi abbiamo l'evidenza oggettiva e diretta di questa realtà. Anche il disegno e l'agenda formulate a Maastricht dovrebbe modificarsi in base ad essa, creando un "sesto parametro" che imponga alle nazioni il raggiungimento della sostenibilità del modello di Stato prima di accedere all'euromoneta. Paradossalmente, solo il già liberalizzato ed euroscettico Regno Unito rispetta oggi questo ipotetico parametro.
Secondo, la maggioranza dei cittadini tedeschi é ormai del tutto contraria all'abbandono del marco. Potrà esprimere questo orientamento solo nell'autunno 1998, quando ci saranno le elezioni politiche. Ma esso é anticipato da un numero crescente di leader politici e, soprattutto, dalla Bundesbank. Questa, in realtà, mai ha smesso di lavorare contro l'euromoneta. La malizia della Bundesbank é stata quella di rifiutare la metodologia di realizzazione "flessibile" dell'euromoneta e di imporre il pricipio che l'euro avrebbe dovuto essere una fotocopia del marco. Tale posizione é del tutto immotivata sul piano oggettivo in quanto una moneta può essere molto stabile senza necessariamente dover essere gestita in modo così ossessivamente restrittivo come la Bundesbank fa con il marco. Ed infatti il dominio tedesco del metodo euromonetario é stato, semplicemente, un modo per rendere infattibile l'euro. Ma la Bundesbank non ha agito solo come una potente corporazione di potere. In realtà rappresenta l'anima del cittadino tedesco, tra l'altro formalizzata in un principio costituzionale, unico al mondo e superspecifico, che impone la stabilità monetaria assoluta. E questo é quello che conta. Di fatto gli elettori tedeschi non vogliono l'euro e più la politica glielo impone più essi si sentono rappresentati dalla Bundesbank stessa creando i presupposti per la rimozione di Kohl. E' fallito, infatti, il suo piano di europeizzazione della Germania bilanciato da una germanizzazione monetaria dell'Europa. La seconda non é fattibile e, quindi, la prima é inaccettabile per i tedeschi.
Sarebbe molto pericoloso proseguire l'agenda euromonetaria senza tener conto dei due fatti citati. Risulterebbe realizzabile solo a prezzi inaccettabili, con il rischio che salti tutto dopo l'avvio. E' prudente, quindi, rinviare l'appuntamento euromonetario fino a quando si saranno verificate due condizioni: (a) il consenso dell'elettorato tedesco alla sostituzione del marco con l'euro; (b) la riforma degli Stati sociali europei per renderli, almeno, sostenibili. Quando? Il rinvio é già nei fatti. Ma le parole dei politici, ufficialmente, lo negano. E' vero, c'é un problema di salvafaccia. Ma già molti pensano che si risolverà nel seguente modo. Tra un anno é probabile che non ci saranno più gli attori politici che hanno giurato solennemente sull'agenda di Maastricht. Chirac é già prigioniero di Jospin che ha una diversa posizione sull'Europa. Se Kohl perderà le elezioni o si dimetterà prima, quelli che verranno dopo avranno meno problemi per lo slittamento. Il rinvio, di per se, non sarà mai in realtà un problema per il mercato fino a che questo percepirà che comunque l'eurocosa verrà fatta. Inoltre, se il risanamento continua negli Stati, non si vede perché i mercati dovrebbero innervosirsi. Ma l'eurodilemma continua perché in ogni caso il rinvio non potrebbe superare i due o tre anni, pena la perdita di credibilità di tutto l'eurodisegno. E non si vede, qui il punto, come in tale arco di tempo si possano risolvere i problemi detti sopra. Lo scenario resta ambiguo. L'unica cosa certa é che l'Italia dovrà risanarsi senza poter sperare in alcun aiuto esterno. Preparatevi.

(c) 1997 Carlo Pelanda
FB TW G+

(c) 1999 Carlo Pelanda
Contacts: public@carlopelanda.com
website by: Filippo Brunelli