Tasse. La soglia di competitività è attorno al 25%-30% come carico massimo sulle imprese. Nel Regno Unito, per esempio, un impresa può già trovare tasse complessive non superiori al 24%. Situazioni ancora migliori sul piano fiscale si trovano in molti Paesi emergenti. Perché un imprenditore dovrebbe restare in Italia a pagare un carico fiscale che é quasi il 50% dell'utile, perfino superiore al 60% se si calcolano le tasse "nascoste"? Infatti chi può - e appena può- muoversi se ne va. E non perché sia cattivo, ma per il semplice fatto che non potrebbe reggere la concorrenza da parte di chi ha condizioni fiscali migliori. Di nuove imprese che arrivino da fuori non c'é l'ombra. Non vi sembra ragionevole sostenere che sia necessario dimezzare le tasse e, quindi, la spesa pubblica?
Certezza delle regole. Ma anche se avessimo tasse competitive ci sarebbero altri ostacoli. Un processo civile in Italia dura un'eternità. Ponete che un cliente non paghi il fornitore. Questi lo denuncia, ma deve aspettare 10 anni prima di avere soddisfazione. Quanti investitori o imprenditori esteri con attività vulnerabili a questi fatti, pensate voi, verrebbero in Italia anche se fosse fiscalmente attrattiva? Pochini, credetemi, visto che di posti al mondo dove le tasse sono minime e l'efficienza della giustizia massima ce ne sono tanti.
Mercato del lavoro. Poniamo di riuscire a risolvere anche il punto precedente. ma subito troviamo un altro ostacolo. L'imprenditore trova che se assume qualcuno poi non lo può licenziare se serve o vuole. Trova inoltre un sindacato intrusivo e limitativo. Inoltre si ritrova dipendenti immusoniti perché guadagnano una miseria in quanto metà della loro paga é presa dallo Stato invece che restare nelle tasche. Perfino se vuole pagarli di più per incentivarli scopre di non poterlo fare liberamente e di dover ricorrere ad un semi-illegale fuori busta. Ma chi volete che venga a fare impresa in queste condizioni quando il mondo é pieno di posti dove la base di un contratto é la libera volontà delle parti?
E la lista potrebbe continuare citando tanti altri fattori: livello di modernità delle infrastrutture, grado di semplificazione e costo delle procedure burocratiche, efficienza del credito, tutela contro atti criminali piccoli e grandi, trasparenza, certezza delle transazioni borsistiche. Su tutti questi fattori - a parte l'estetica del territorio- siamo agli ultimi posti per grado di competitività comparato con Paesi a sviluppo simile al nostro e - di recente- perfino con molti degli emergenti fino a poco fa "terzo mondo". E vi stupite se le imprese vanno là e qui di nuove non ne vengono da fuori? E come mai non cambiamo in fretta questa terribile situazione? Chi si oppone, e con quale realismo degli argomenti, all'efficienza, alla liberalizzazione, alla missione competitiva per ridare lavoro e conseguente ricchezza ad un territorio che la sta perdendo? Le sinistre ed il loro potere in quanto maggioranza politica. Ma vi rendete conto che questa maggioranza di sinistra è in realtà opposizione nei confronti della realtà? Ed é così evidente e contro ogni buon senso che anche un santo non può far a meno di arrabbiarsi. Ed é proprio ora di infuriarsi, lettori. Cominciate a sbattere sul muso di questi comunisti (neo, post, quasi e catto) e sindacalisti la verità, nei bar, nei posti di lavoro, per strada. Non date loro tregua. Come moderati, e molti di noi cristiani, non possiamo rinunciare a priori all'idea che anche un comunista possa capire la realtà. Ed appena esprimerà finalmente la vergogna, figlia di una pur tardiva comprensione, offriamogli il perdono. E poi tutti a tirarsi su le maniche che c'é da rifare tutto, in fretta e bene.

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Certezza delle regole. Ma anche se avessimo tasse competitive ci sarebbero altri ostacoli. Un processo civile in Italia dura un'eternità. Ponete che un cliente non paghi il fornitore. Questi lo denuncia, ma deve aspettare 10 anni prima di avere soddisfazione. Quanti investitori o imprenditori esteri con attività vulnerabili a questi fatti, pensate voi, verrebbero in Italia anche se fosse fiscalmente attrattiva? Pochini, credetemi, visto che di posti al mondo dove le tasse sono minime e l'efficienza della giustizia massima ce ne sono tanti.
Mercato del lavoro. Poniamo di riuscire a risolvere anche il punto precedente. ma subito troviamo un altro ostacolo. L'imprenditore trova che se assume qualcuno poi non lo può licenziare se serve o vuole. Trova inoltre un sindacato intrusivo e limitativo. Inoltre si ritrova dipendenti immusoniti perché guadagnano una miseria in quanto metà della loro paga é presa dallo Stato invece che restare nelle tasche. Perfino se vuole pagarli di più per incentivarli scopre di non poterlo fare liberamente e di dover ricorrere ad un semi-illegale fuori busta. Ma chi volete che venga a fare impresa in queste condizioni quando il mondo é pieno di posti dove la base di un contratto é la libera volontà delle parti?
E la lista potrebbe continuare citando tanti altri fattori: livello di modernità delle infrastrutture, grado di semplificazione e costo delle procedure burocratiche, efficienza del credito, tutela contro atti criminali piccoli e grandi, trasparenza, certezza delle transazioni borsistiche. Su tutti questi fattori - a parte l'estetica del territorio- siamo agli ultimi posti per grado di competitività comparato con Paesi a sviluppo simile al nostro e - di recente- perfino con molti degli emergenti fino a poco fa "terzo mondo". E vi stupite se le imprese vanno là e qui di nuove non ne vengono da fuori? E come mai non cambiamo in fretta questa terribile situazione? Chi si oppone, e con quale realismo degli argomenti, all'efficienza, alla liberalizzazione, alla missione competitiva per ridare lavoro e conseguente ricchezza ad un territorio che la sta perdendo? Le sinistre ed il loro potere in quanto maggioranza politica. Ma vi rendete conto che questa maggioranza di sinistra è in realtà opposizione nei confronti della realtà? Ed é così evidente e contro ogni buon senso che anche un santo non può far a meno di arrabbiarsi. Ed é proprio ora di infuriarsi, lettori. Cominciate a sbattere sul muso di questi comunisti (neo, post, quasi e catto) e sindacalisti la verità, nei bar, nei posti di lavoro, per strada. Non date loro tregua. Come moderati, e molti di noi cristiani, non possiamo rinunciare a priori all'idea che anche un comunista possa capire la realtà. Ed appena esprimerà finalmente la vergogna, figlia di una pur tardiva comprensione, offriamogli il perdono. E poi tutti a tirarsi su le maniche che c'é da rifare tutto, in fretta e bene.

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Certezza delle regole. Ma anche se avessimo tasse competitive ci sarebbero altri ostacoli. Un processo civile in Italia dura un'eternità. Ponete che un cliente non paghi il fornitore. Questi lo denuncia, ma deve aspettare 10 anni prima di avere soddisfazione. Quanti investitori o imprenditori esteri con attività vulnerabili a questi fatti, pensate voi, verrebbero in Italia anche se fosse fiscalmente attrattiva? Pochini, credetemi, visto che di posti al mondo dove le tasse sono minime e l'efficienza della giustizia massima ce ne sono tanti.
Mercato del lavoro. Poniamo di riuscire a risolvere anche il punto precedente. ma subito troviamo un altro ostacolo. L'imprenditore trova che se assume qualcuno poi non lo può licenziare se serve o vuole. Trova inoltre un sindacato intrusivo e limitativo. Inoltre si ritrova dipendenti immusoniti perché guadagnano una miseria in quanto metà della loro paga é presa dallo Stato invece che restare nelle tasche. Perfino se vuole pagarli di più per incentivarli scopre di non poterlo fare liberamente e di dover ricorrere ad un semi-illegale fuori busta. Ma chi volete che venga a fare impresa in queste condizioni quando il mondo é pieno di posti dove la base di un contratto é la libera volontà delle parti?
E la lista potrebbe continuare citando tanti altri fattori: livello di modernità delle infrastrutture, grado di semplificazione e costo delle procedure burocratiche, efficienza del credito, tutela contro atti criminali piccoli e grandi, trasparenza, certezza delle transazioni borsistiche. Su tutti questi fattori - a parte l'estetica del territorio- siamo agli ultimi posti per grado di competitività comparato con Paesi a sviluppo simile al nostro e - di recente- perfino con molti degli emergenti fino a poco fa "terzo mondo". E vi stupite se le imprese vanno là e qui di nuove non ne vengono da fuori? E come mai non cambiamo in fretta questa terribile situazione? Chi si oppone, e con quale realismo degli argomenti, all'efficienza, alla liberalizzazione, alla missione competitiva per ridare lavoro e conseguente ricchezza ad un territorio che la sta perdendo? Le sinistre ed il loro potere in quanto maggioranza politica. Ma vi rendete conto che questa maggioranza di sinistra è in realtà opposizione nei confronti della realtà? Ed é così evidente e contro ogni buon senso che anche un santo non può far a meno di arrabbiarsi. Ed é proprio ora di infuriarsi, lettori. Cominciate a sbattere sul muso di questi comunisti (neo, post, quasi e catto) e sindacalisti la verità, nei bar, nei posti di lavoro, per strada. Non date loro tregua. Come moderati, e molti di noi cristiani, non possiamo rinunciare a priori all'idea che anche un comunista possa capire la realtà. Ed appena esprimerà finalmente la vergogna, figlia di una pur tardiva comprensione, offriamogli il perdono. E poi tutti a tirarsi su le maniche che c'é da rifare tutto, in fretta e bene.

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Carlo A. Pelanda
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L' Arena

1997-4-17

17/4/1997

Ma riescono a capire questi comunisti la realtà

Nella nuova economia globale il capitale vola liberamente attorno al pianeta ed atterra dove trova più remunerazione. Ogni città, regione e Stato del mondo è in competizione diretta con tutti gli altri per intercettarlo. O un territorio si ristruttura per diventare attrattivo oppure il capitale, oltre a non arrivare, se ne andrà generando deindustrializzazione e disoccupazione. L'Italia sta perdendo competitività man mano che altri Paesi riescono a fare le riforme che il nostro non é capace manco di iniziare. O la si ritrova, velocemente, o non c'é alcun modo di evitare un povertà crescente. Questa, in soldoni -che volano via- é la descrizione di quello che sta succedendo. Molti di voi, lettori, queste cose le sanno. Ma trovo piccante darvi un paio di dettagli di cosa ciò comporti in termini di riforma per rientrare nei "parametri" della competitività globale (quelli europei sono robetta in confronto). fare questo esercizio é utile per capire dove siamo in realzione a dove dovremmo arrivare.
Tasse. La soglia di competitività è attorno al 25%-30% come carico massimo sulle imprese. Nel Regno Unito, per esempio, un impresa può già trovare tasse complessive non superiori al 24%. Situazioni ancora migliori sul piano fiscale si trovano in molti Paesi emergenti. Perché un imprenditore dovrebbe restare in Italia a pagare un carico fiscale che é quasi il 50% dell'utile, perfino superiore al 60% se si calcolano le tasse "nascoste"? Infatti chi può - e appena può- muoversi se ne va. E non perché sia cattivo, ma per il semplice fatto che non potrebbe reggere la concorrenza da parte di chi ha condizioni fiscali migliori. Di nuove imprese che arrivino da fuori non c'é l'ombra. Non vi sembra ragionevole sostenere che sia necessario dimezzare le tasse e, quindi, la spesa pubblica?
Certezza delle regole. Ma anche se avessimo tasse competitive ci sarebbero altri ostacoli. Un processo civile in Italia dura un'eternità. Ponete che un cliente non paghi il fornitore. Questi lo denuncia, ma deve aspettare 10 anni prima di avere soddisfazione. Quanti investitori o imprenditori esteri con attività vulnerabili a questi fatti, pensate voi, verrebbero in Italia anche se fosse fiscalmente attrattiva? Pochini, credetemi, visto che di posti al mondo dove le tasse sono minime e l'efficienza della giustizia massima ce ne sono tanti.
Mercato del lavoro. Poniamo di riuscire a risolvere anche il punto precedente. ma subito troviamo un altro ostacolo. L'imprenditore trova che se assume qualcuno poi non lo può licenziare se serve o vuole. Trova inoltre un sindacato intrusivo e limitativo. Inoltre si ritrova dipendenti immusoniti perché guadagnano una miseria in quanto metà della loro paga é presa dallo Stato invece che restare nelle tasche. Perfino se vuole pagarli di più per incentivarli scopre di non poterlo fare liberamente e di dover ricorrere ad un semi-illegale fuori busta. Ma chi volete che venga a fare impresa in queste condizioni quando il mondo é pieno di posti dove la base di un contratto é la libera volontà delle parti?
E la lista potrebbe continuare citando tanti altri fattori: livello di modernità delle infrastrutture, grado di semplificazione e costo delle procedure burocratiche, efficienza del credito, tutela contro atti criminali piccoli e grandi, trasparenza, certezza delle transazioni borsistiche. Su tutti questi fattori - a parte l'estetica del territorio- siamo agli ultimi posti per grado di competitività comparato con Paesi a sviluppo simile al nostro e - di recente- perfino con molti degli emergenti fino a poco fa "terzo mondo". E vi stupite se le imprese vanno là e qui di nuove non ne vengono da fuori? E come mai non cambiamo in fretta questa terribile situazione? Chi si oppone, e con quale realismo degli argomenti, all'efficienza, alla liberalizzazione, alla missione competitiva per ridare lavoro e conseguente ricchezza ad un territorio che la sta perdendo? Le sinistre ed il loro potere in quanto maggioranza politica. Ma vi rendete conto che questa maggioranza di sinistra è in realtà opposizione nei confronti della realtà? Ed é così evidente e contro ogni buon senso che anche un santo non può far a meno di arrabbiarsi. Ed é proprio ora di infuriarsi, lettori. Cominciate a sbattere sul muso di questi comunisti (neo, post, quasi e catto) e sindacalisti la verità, nei bar, nei posti di lavoro, per strada. Non date loro tregua. Come moderati, e molti di noi cristiani, non possiamo rinunciare a priori all'idea che anche un comunista possa capire la realtà. Ed appena esprimerà finalmente la vergogna, figlia di una pur tardiva comprensione, offriamogli il perdono. E poi tutti a tirarsi su le maniche che c'é da rifare tutto, in fretta e bene.

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