Quanto tempo abbiamo prima che la deindustrializzazione arrivi al punto da cambiare la natura economica del Paese facendola regredire su un gradino più basso (cosa che implica o una disoccupazione attorno al 20% o una sotto-occupazione dove gran parte dei lavoratori ridurrà i redditi a causa di impieghi meno qualificati)? Circa tre anni, stando così le cose. Al massimo cinque nel caso più fortunato di contingenze che rallentino la tendenza degenerativa. Potrà la moneta unica europea essere un fattore risolutivo? Assolutamente no. Anzi, peggiorerà questo scenario. A parità monetaria le imprese andranno dove ci sono meno tasse e migliori condizioni territoriali (infrastrutture, servizi, regole legali semplici e certe, solidità istituzionale). L'Italia si svuoterà ancora di più di produzione. In sintesi, nulla permette di ritardare la riforma competitiva del Paese: defiscalizzazione e liberalizzazione. E' possibile definire un parametro certo che ci dia la salvezza? Sì, portare le tasse sulle imprese e sulle persone a non più del 30%. Se entro tre anni si dimezzano le tasse attuali il Paese ripartirà alla grande. Il suo sistema industriale leggero, diffuso e globalizzato (pur in nicchie settoriali) se liberato dall'ingessamento e dai pesi statosocialisti, può puntare a prestazioni che vanno dal 4 al 5% di incremento del Pil annuo per due o tre anni consecutivi (il mercato globale sta tirando e continuerà a farlo per molto). Inoltre il Sud, ora devastato dall'ingessamento, é in realtà pronto a decollare se liberalizzato e defiscalizzato. La società italiana mantiene un enorme potenziale di competitività "naturale" nonostante una politica ed uno Stato che fa di tutto per distruggerla.
Ed il mio ottimismo si basa proprio su questo. In Italia c'é da riformare solo lo Stato e non la società. La seconda é tra le migliori del mondo - per competitività- il primo é il peggiore tra i Paesi sviluppati sia per qualità istituzionale che delle capacità politiche. Lettori, non mi direte che ci vuol tanto a mandar via un branco di incapaci e di cattocomunisti e fare un nuovo Stato? Suvvia, ottimismo e azione.

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Ed il mio ottimismo si basa proprio su questo. In Italia c'é da riformare solo lo Stato e non la società. La seconda é tra le migliori del mondo - per competitività- il primo é il peggiore tra i Paesi sviluppati sia per qualità istituzionale che delle capacità politiche. Lettori, non mi direte che ci vuol tanto a mandar via un branco di incapaci e di cattocomunisti e fare un nuovo Stato? Suvvia, ottimismo e azione.

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Ed il mio ottimismo si basa proprio su questo. In Italia c'é da riformare solo lo Stato e non la società. La seconda é tra le migliori del mondo - per competitività- il primo é il peggiore tra i Paesi sviluppati sia per qualità istituzionale che delle capacità politiche. Lettori, non mi direte che ci vuol tanto a mandar via un branco di incapaci e di cattocomunisti e fare un nuovo Stato? Suvvia, ottimismo e azione.

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Carlo A. Pelanda
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L' Arena

1997-1-3

3/1/1997

La situazione é nera solo perché la politica é rossa

Scenario 1997. E' abbastanza semplice farlo. L'Italia si trova con alte tasse, alta rigidità del mercato del lavoro e moneta (comparativamente) alta, nonché bloccata in un sistema rigido di cambio. In queste condizioni la competitività é zero. Per averne di più o si abbassa la moneta o si riducono le tasse e la rigidità del mercato del lavoro. La prima opzione, dopo il rientro della lira nel sistema monetario europeo, é impraticabile. Resta la seconda. Ma la probabilità che nel 1997 vi sia una riduzione sostanziale dei carichi fiscali sulle imprese e un cambiamento sostanziale delle regole occupazionali é molto bassa. Il governo certamente tenterà qualche azione di defiscalizzazione e flessibilizzazione. Ma, a causa dei vincoli sindacali e della cultura politica cattocomunista, toccherrano solo qualche settore o area territoriale specifica, senza produrre alcun effetto sistemico. Questo significa che possiamo attenderci una crescita del Pil tra l'1% (se va bene) e un meno 0,5% (se va male). E' la tipica immagine di un'economia stagnante. Perché? Il "triangolo della morte" detto sopra soffoca le imprese. Alcune sono costrette a delocalizzare all'estero la produzione per contenere i costi del lavoro. Queste, poi, ed altre sono incentivate ad emigrare del tutto altrove dove possono trovare meno tasse. Quelle che restano esportano di meno perché la valuta non é più competitiva. Soprattutto non c'é nessuno, ma proprio nessuno, che investe in nuove attività. Ed é razionale. Chi é così sprovveduto da fare investimenti industriali in un Paese dove le imprese hanno un carico fiscale complessivo di quasi il 70% sull'utile? Chi assume se non può mantenere il contratto di lavoro tanto flessibile da aderire al reale andamento del mercato? E, soprattutto, chi resta a produrre in lire alte quando può farlo in valute analoghe, ma a tasse minori, o in valute più basse che offrono un differenziale molto remunerativo se il prodotto é venduto in Paesi a moneta alta? Chi può, se ne va. E con loro se ne va anche l'occupazione. Per i motivi detti, infatti, trovate un aumento dei senza lavoro (oltre il 12%), in particolare i giovani (più del 30% medio e del 50% al Sud). Calcolate anche che la contrazione sul piano dell'attività industriale (e avete visto quanto l'indice di produzione sia calato nel 1996) implica una riduzione dei consumi che penalizza i commercianti. E avete visto che molti di essi chiudono e riducono. Tutto questo, poi, porta pessimismo e le famiglie stringono i portafogli amplificando in peggio il quadro complessivo dei consumi e dell'economia.
Quanto tempo abbiamo prima che la deindustrializzazione arrivi al punto da cambiare la natura economica del Paese facendola regredire su un gradino più basso (cosa che implica o una disoccupazione attorno al 20% o una sotto-occupazione dove gran parte dei lavoratori ridurrà i redditi a causa di impieghi meno qualificati)? Circa tre anni, stando così le cose. Al massimo cinque nel caso più fortunato di contingenze che rallentino la tendenza degenerativa. Potrà la moneta unica europea essere un fattore risolutivo? Assolutamente no. Anzi, peggiorerà questo scenario. A parità monetaria le imprese andranno dove ci sono meno tasse e migliori condizioni territoriali (infrastrutture, servizi, regole legali semplici e certe, solidità istituzionale). L'Italia si svuoterà ancora di più di produzione. In sintesi, nulla permette di ritardare la riforma competitiva del Paese: defiscalizzazione e liberalizzazione. E' possibile definire un parametro certo che ci dia la salvezza? Sì, portare le tasse sulle imprese e sulle persone a non più del 30%. Se entro tre anni si dimezzano le tasse attuali il Paese ripartirà alla grande. Il suo sistema industriale leggero, diffuso e globalizzato (pur in nicchie settoriali) se liberato dall'ingessamento e dai pesi statosocialisti, può puntare a prestazioni che vanno dal 4 al 5% di incremento del Pil annuo per due o tre anni consecutivi (il mercato globale sta tirando e continuerà a farlo per molto). Inoltre il Sud, ora devastato dall'ingessamento, é in realtà pronto a decollare se liberalizzato e defiscalizzato. La società italiana mantiene un enorme potenziale di competitività "naturale" nonostante una politica ed uno Stato che fa di tutto per distruggerla.
Ed il mio ottimismo si basa proprio su questo. In Italia c'é da riformare solo lo Stato e non la società. La seconda é tra le migliori del mondo - per competitività- il primo é il peggiore tra i Paesi sviluppati sia per qualità istituzionale che delle capacità politiche. Lettori, non mi direte che ci vuol tanto a mandar via un branco di incapaci e di cattocomunisti e fare un nuovo Stato? Suvvia, ottimismo e azione.

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